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Indice degli argomenti Toggle Decreto Aree idonee, dove si potrà installare il fotovoltaicoLe richieste della Regione SardegnaDecreto aree idonee, cosa prevede il testoIl commento del MaseDecreto Aree idonee, cosa pensano gli operatori del settore Il 7 giugno 2024 il Decreto Aree idonee, che individua le aree dove installare gli impianti fotovoltaici, ha ottenuto il via libera. Il testo ha subito diverse modifiche per accogliere le richieste delle Regioni coinvolte, in primis della Sardegna. Il decreto stabilisce i criteri per individuare le superfici idonee all’installazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di raggiungere 80 GW di rinnovabili entro il 2030 tra regioni e province autonome. Le norme in questione hanno suscitato qualche tensione. Ecco le novità e cosa prevede il testo per gli impianti fotovoltaici. Decreto Aree idonee, dove si potrà installare il fotovoltaico Il testo definitivo del Decreto Aree idonee prende forma, con diverse modifiche rispetto alle bozze precedentemente presentate. Inizialmente era previsto che gli impianti fotovoltaici potessero essere installati anche nelle aree comprese nel perimetro dei beni sottoposti a tutela; il nuovo testo, invece, prevede che tali aree siano considerate non idonee. Secondo il Decreto Aree idonee, inoltre, le Regioni possono stabilire una fascia di rispetto dal perimetro dei beni sottoposti a tutela, differenziando l’ampiezza in base al tipo di impianto, fino a un massimo di 7 chilometri (tra i principali aspetti criticati dalle associazioni ambientaliste). Questo vincolo, tuttavia, non si estende agli impianti già esistenti. Le richieste della Regione Sardegna La Regione Sardegna ha avuto un ruolo fondamentale nella stesura del testo definitivo. Le pressioni di questa Regione hanno fatto sì che fosse introdotto un nuovo metodo di calcolo del raggiungimento degli obiettivi di burden sharing. Entrando nel dettaglio, per il calcolo si deve tener conto del 100% della potenza prodotta dai nuovi impianti offshore in funzione dal 1° gennaio 2021 (le bozze precedenti includevano nel calcolo soltanto il 40% della potenza prodotta). Il limite di questa modifica è che rende più difficile il raggiungimento degli obiettivi prefissati. La Sardegna ha risposto alla speculazione energetica e ha mandato un messaggio chiaro: non accetteremo più di essere calpestati o considerati come una Regione di serie B”, ha commentato la Presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde. Decreto aree idonee, cosa prevede il testo Il decreto riconosce alle Regioni il potere di individuare le aree idonee per l’installazione degli impianti fotovoltaici, nel rispetto dei limiti stabiliti nel DL Agricoltura “Disposizioni urgenti per le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura, nonché per le imprese di interesse strategico nazionale”, che limita drasticamente il fotovoltaico nei terreni agricoli. Anche se il potere decisionale spetta alle singole regioni, il Decreto indica alcune linee guida, ad esempio suggerisce di utilizzare superfici edificate (capannoni, parcheggi, aree a destinazione industriale e altro ancora): ivi incluse le superfici agricole non utilizzabili, compatibilmente con le caratteristiche e le disponibilità delle risorse rinnovabili, delle infrastrutture di rete e della domanda elettrica, nonché tenendo in considerazione la dislocazione della domanda, gli eventuali vincoli di rete e il potenziale di sviluppo della rete stessa. Oltre a ciò, il testo riconosce una potenza nominale aggiuntiva agli impianti geo-termoelettrici e idroelettrici “pari alla potenza di ogni fonte rinnovabile” con parametri da definire successivamente dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Il commento del Mase Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha espresso un giudizio positivo sul nuovo assetto del Decreto Aree idonee, soprattutto per aver “sbloccato” una situazione ferma ormai da tempo. Si tratta di “un nuovo tassello verso la decarbonizzazione”, le parole del ministro del Mase Gilberto Pichetto. Grazie all’accordo con le Regioni si potranno raggiungere gli 80 gigawatt aggiuntivi di rinnovabili, avvicinando l’Italia agli obiettivi europei coerente con gli obiettivi PNIEC. Decreto Aree idonee, cosa pensano gli operatori del settore Nonostante l’impegno del governo per il raggiungimento di una versione condivisa del Decreto, secondo molti operatori del settore il DL rende impossibile il raggiungimento degli obiettivi minimi necessari per la transizione energetica. Di questo parere l’Associazione nazionale energia del vento (Anev). Il problema risiede nella possibilità di considerare come non idonee alle fonti di energia rinnovabile le aree comprese nel perimetro dei beni tutelati. Anche Greenpeace non ha accolto con favore il testo del Decreto, il quale – come spiega in un comunicato stampa – rappresenta una barriera ulteriore per lo sviluppo delle rinnovabili in Italia e per il raggiungimento dell’indipendenza energetica. Dello stesso parere Legambiente e WWF secondo le quali con questa riforma si va a complicare il quadro normativo generale sulle fonti di energia rinnovabili e rappresenta un nuovo limite dopo quello già imposto con il decreto-legge Agricoltura. Secondo le associazioni “lasciare carta bianca alle Regioni nella selezione delle aree idonee, porterà a leggi regionali disomogenee, che complicheranno ulteriormente il quadro regolatorio per le rinnovabili, già messo a durissima prova”. Molto criticata l’eliminazione dell’art. 10 che salvaguardava i procedimenti autorizzativi già avviati, da concludersi ai sensi della disciplina previgente. Il rischio è ora “di dare validità retroattiva al provvedimento, ledendo diritti acquisiti e, soprattutto, rendendo l’Italia un Paese inaffidabile per gli investitori”. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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