Situazione siccità in Italia: cosa sta succedendo

La carenza della risorsa idrica in Italia è un problema sempre più rilevante. Aumentano i periodi di siccità, alternati a forti fenomeni atmosferici imprevedibili, con conseguenze significative per il territorio, ma anche l’economia.

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Situazione siccità in Italia: cosa sta succedendo

La salvaguardia del territorio dovrebbe essere una prerogativa di tutti, un impegno condiviso che permette di preservare la nostra “casa”. Tra le principali sfide c’è senza dubbio la lotta alla desertificazione, causata anche da un aumento dei periodi di siccità. Si tratta di un processo di degrado del suolo, che pian piano vede aree fertili trasformarsi in deserti. I risultati possono essere davvero negativi, con conseguenze per l’ambiente, ma anche per l’economia e il benessere delle comunità. In questo quadro, i cambiamenti climatici e le attività antropiche stanno rendendo la situazione sempre più complessa.

Il clima cambia

Negli ultimi anni sono aumentati i fenomeni piovosi improvvisi e intensi, tanto che spesso si tende a dimenticare che, in realtà, l’Italia si caratterizza per una condizione di sempre maggior emergenza quando si parla siccità e di impoverimento d’acqua del suolo.

Il clima è chiaramente in forte mutamento, con un susseguirsi di inverni sempre più caldi e piogge scarse. Ai periodi asciutti, si alternato i già citati fenomeni improvvisi e forti, la cui violenza non è di aiuto per i terreni. Il risultato, di conseguenza, è quello di una tendenza alla desertificazione, con grandi impatti anche su molte colture tipiche italiane.

Il clima cambia: la siccità in Italia è in aumento

Un recente rapporto di Greenpeace, infatti, sottolinea come agrumi, olio d’oliva e grano, banalmente siano in drastico calo, con pericoli per il “Made in Italy”. Il report approfondisce l’andamento di alcuni dei principali fattori climatici negli ultimi anni: secondo un’elaborazione dei dati ECMWF – European Centre for Medium-range Weather Forecasts e Istat, la temperatura media della stagione invernale (gennaio – marzo) è in crescita. Le regioni del Nord, in particolare, tendono a scaldarsi maggiormente, tanto che l’aumento di temperatura registrato negli ultimi 40 anni è di 1,5 °C. Quelle che hanno registrato valori maggiormente in crescita, infatti, sono (in ordine decrescente) il Piemonte, la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige, la Lombardia, l’Emilia Romagna e la Liguria.

Anomalie e fenomeni atmosferici: i problemi per il suolo

Le anomalie dei fenomeni atmosferici, come anticipato, giocano un ruolo fondamentale. Secondo il rapporto, per fare un esempio, nei primi mesi del 2024 è piovuta la stessa quantità d’acqua registrata in totale nei tre anni precedenti. Nel Nord Ovest, in particolare, le precipitazioni del periodo gennaio – marzo sono aumentate del 121% rispetto ai dati registrati nel 2023.

Piogge intense: un altro effetto del cambiamento climatico

L’acqua è stata abbondante, dunque, ma non utile all’idratazione del terreno. Secondo i ricercatori dell’ISTAT Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli, “Il terreno fatica ad assorbire perché sono sempre più intense e concentrate, spesso connesse a eventi meteorologici estremi”. Sommando gli inverni 2021-2024, comunque, tutta la penisola ha visto una riduzione delle precipitazioni. In questo caso, però, sono il Sud e le Isole a pagarne maggiormente le conseguenze, rispettivamente con un calo del 2,3% e del 5,7% rispetto al trentennio precedente.

Tutto ciò, sommato alle temperature in aumento, fa sì che il suolo sia sempre più povero d’acqua, con una netta tendenza alla desertificazione.

Siccità in Italia e rischio desertificazione in certe zone del Paese

In questo caso, le regioni più colpite sono la Sicilia, la Puglia e la Calabria. Non mancano, quindi i campanelli d’allarme, che dovrebbero rendere il tema di grande priorità e impellente la necessità di trovare soluzioni. Vero è che la lotta alla desertificazione non può che essere una sfida globale, per quanto il conto da pagare per l’Italia sia indubbiamente molto alto.

Secondo Simona Savini, della Campagna Agricoltura di Greenpeace Italia le tendenze climatiche ci indicano che i suoli delle regioni del Mezzogiorno saranno sempre più difficili da coltivare e che non potranno essere compensati dai terreni del Nord Italia, già sfruttati in modo intensivo, minacciati da temperature medie in rapido aumento e da eventi climatici estremi sempre più frequenti”. Per questo motivo, l’associazione insiste molto anche sulla necessità di cambiare il proprio modello agroalimentare, focalizzando l’attenzione sulla sostenibilità e sulla tutela delle risorse idriche.

Allarme rosso per l’agricoltura nel centro-sud

L’Osservatorio sulle risorse idriche dell’ANBI pubblicato a fine luglio ha evidenziato una situazione estremamente grave per quanto riguarda le risorse idriche nel centro sud.

Allarme rosso per l'agricoltura nel centro-sud
Per fare un esempio, nell’ultimo periodo di Luglio, l’invaso di Occhito, un bacino da 250 milioni di metri cubi d’ acqua che si trova tra Molise e Puglia e svolge una funzione molto importante sia per l’agricoltura del Tavoliere che per l’acqua potabile a servizio della zona, in 8 giorni ha ridotto il proprio volume di oltre 15 milioni di metri cubi. Il che significa che l’acqua sarà sufficiente solo per l’uso potabile e non per l’irrigazione dei campi. Le stime inoltre dicono che il periodo secco potrebbe durare fino a novembre, con il forte rischio che poi intervengano fenomeni metereologici estremi.
Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) sottolinea che c’è un rischio reale di “vedere inaridita la pianura foggiana, così come ampie porzioni di territorio salentino”.

Anche in Abruzzo le acque dei bacini sono sempre più esigue e la regione sta affrontando una crisi idrica senza precedenti.

In Sicilia le precipitazioni degli ultimi 12 mesi sono state mediamente mm. 414, più o meno quanto registrato con la grande siccità del 2002. “Sull’isola, 6 bacini su 29 non hanno più acqua utilizzabile, altri 6 hanno disponibile meno di un milione di metri cubi e 4 meno di due milioni”. Ci sono diversi Comuni in cui l’acqua viene già razionata e il rischio che gli agrumeti vadano distrutti è significativo.

Situazioni di “pericolo”, con riduzione nell’erogazione idrica, sono segnalate anche per gli invasi in Sardegna.

“L’odierna fotografia dell’Italia idrica – continua Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – è quella di un Nord sovrabbondante d’acqua e di un CentroSud arso dalla siccità, dove sono a rischio asset economici importanti quali l’agricoltura ed il turismo. Va assunta consapevolezza, ad ogni livello, che il clima è cambiato e che necessita un nuovo modello per il territorio, dove resilienza non può che accompagnarsi con manutenzione, infrastrutture ed innovazione.”

Le cause della desertificazione

Oltre ai cambiamenti climatici, con conseguente aumento delle temperature e alterazione dei fenomeni atmosferici, anche l’azione umana ha impatti diretti sul fenomeno della desertificazione e dell’erosione del suolo. La responsabilità non è solo di alcune pratiche agricole, citate anche nel report di Greenpeace, visto che hanno forte impatto anche fenomeni quali la deforestazione e la continua urbanizzazione, spesso fonti di degrado del suolo. Questo non significa che la soluzione sia fermare completamente ogni attività umana, ma piuttosto è fondamentale rendere i principi di sostenibilità e impatto ambientale protagonisti di ogni strategia e politica territoriale.

Le cause della desertificazione

La lotta alla desertificazione è una sfida complessa, ma non impossibile da vincere. È chiaro che serve un impegno collettivo e che va oltre le azioni attuate all’interno dei singoli paesi. La collaborazione tra più governi è essenziale, così come lo è l’attività di sensibilizzazione e coinvolgimento di tutte le comunità locali.

Inoltre, un aumento della sostenibilità e la riduzione dell’inquinamento dovrebbero ridurre anche la velocità con cui il clima sta cambiando, dando il tempo necessario di invertire la rotta.

Criticità per i fiumi e i laghi italiani: l’esempio della siccità del Po

Il tema della carenza d’acqua è davvero significativo in Italia, tanto che tra il 2022 e il 2023 sono stati più di 20 i fiumi e più di 10 i laghi colpiti da siccità. A fianco di queste problematiche, poi, si sono registrati eventi apparentemente opposti, come le 28 esondazioni registrate da Legambiente.

Criticità per i fiumi e i laghi italiani: l’esempio della siccità del Po

Tra i fiumi in condizioni più critiche c’è anche il Po, che nel 2022 ha toccato il record storico per minor portata d’acqua di sempre. In particolare, l’acqua del fiume era più bassa del 30% rispetto alla precedente secca peggiore registrata. Le informazioni sono all’interno di una ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances, che ha visto la collaborazione dell’Università di Bologna, di Venezia e di ricercatori della Columbia University, Singapore University of Technology and Design e Alfred Wegener Institute (Germania).

I dati storici considerati partono dal 1807 e i modelli per la proiezione nel futuro, anche in considerazione dei cambiamenti climatici, sembrano indicare che questo fenomeno di secca possa ripetersi. Aumenta la frequenza dei periodi di siccità e i fenomeni intensi e concentrati in poco tempo non sono d’aiuto. Tra le cause, però, c’è anche il forte aumento di prelievi d’acqua per l’irrigazione agricola.

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