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A cura di: Tommaso Tetro Indice degli argomenti: Stime incentivi fiscali Arriva la Cila Il decreto Recovery Ma sul superbonus c’è un effetto di scoraggiamento Per il superbonus al 110% arriva la proroga. Non su carta ma almeno a parole. Il governo si è impegnato a inserire l’estensione della misura fino al 2023 nella prossima legge di Bilancio. Sul tema si sono esposti, offrendo assicurazioni in merito, sia il ministro dell’Economia Daniele Franco che quello delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini. Intanto arriva il via libera del Parlamento al decreto Recovery e Semplificazioni che comunque contiene delle novità anche per il superbonus, con dei chiarimenti e la Cila, insieme a misure legate allo snellimento delle procedure di Valutazione ambientale. L’assicurazione del governo Il governo – ha detto Franco – è “intenzionato a prorogare il superbonus al 2023, sulla base delle evidenze sull’utilizzo e l’efficacia nel 2021. Lo si farà nella legge di Bilancio”. Dello stesso tenore Giovannini: il governo si è impegnato a inserire nella legge di Bilancio 2022 la proroga del superbonus al 110% per il 2023. Inoltre è stato ricordato che l’ammontare complessivo delle risorse previste per il superbonus a detrazione delle spese relative a specifici interventi di efficienza energetica e di misure antisismiche sugli edifici, tra Pnrr e Fondo complementare, è di oltre 18 miliardi. Stime incentivi fiscali Il ministro Giovannini ha ricordato le stime elaborate dal Cresme secondo cui “gli incentivi fiscali per il recupero edilizio e per la riqualificazione energetica hanno interessato, dal 1998 al 2020, oltre 21 milioni di interventi, con l’attivazione di investimenti pari a oltre 346 miliardi. Il dato a consuntivo per il 2019 indica un volume di investimenti pari a 28,7 miliardi veicolati dagli incentivi fiscali per il recupero edilizio, la riqualificazione energetica, la riduzione del rischio sismico e la riqualificazione delle facciate”. Nel biennio 2018-2019 sono stati portati “in detrazione per il recupero edilizio svolto negli anni 2017-2018 12,7 miliardi contro gli 11,3 miliardi del biennio dei lavori 2016-2017, mentre per quanto riguarda la riqualificazione energetica sono stati portati in detrazione 3,2 miliardi, contro i circa 2,8 del biennio precedente, con un incremento del 14%”. Dal punto di vista dell’impatto sull’occupazione le stime degli investimenti attivati attraverso gli incentivi nel periodo 2011-2020 hanno generato un assorbimento cumulato di 2,5 milioni di occupati diretti, corrispondenti a una media annua nel periodo di 254.959 occupati. Arriva la Cila Arriva la Cila per il superbonus: le nuove norme chiariscono che, anche in caso di interventi strutturali, per procedere basterà la sola Comunicazione di inizio lavori (Cila) e non servirà la Scia. Il modulo unico nazionale è in dirittura d’arrivo in attesa dell’esame della Conferenza unificata. Per le opere di edilizia libera nella Cila è richiesta la sola descrizione dell’intervento, mentre in caso di variazioni in corso d’opera basterà comunicarle a fine lavori come integrazione della stessa comunicazione originaria. Diventa tutto più semplice. Nella richiesta del superbonus 110%, il cappotto termico sarà in deroga alle distanze minime tra i palazzi e i pannelli fotovoltaici potranno essere montati anche nelle zone A dei centri storici purché integrati e non riflettenti. In caso di errori formali che “non arrecano pregiudizio all’esercizio delle azioni di controllo”, non è prevista la decadenza delle agevolazioni. Invece nel caso di violazioni rilevanti ai fini delle erogazioni degli incentivi, la decadenza del beneficio si applica limitatamente al singolo intervento oggetto di irregolarità od omissione. Inoltre chi acquista un immobile oggetto di interventi di ristrutturazione avrà 30 mesi e non più 18 per stabilire la propria residenza nel Comune dell’immobile e pagare l’imposta di registro ridotta del 2%. Il decreto Recovery Al suo interno il decreto Recovery e Semplificazioni contempla la governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) con la creazione di una Cabina di regia affidata a Palazzo Chigi, e snellimento delle procedure in campo ambientale, amministrativo e digitale. Tra le altre cose, in caso di ricorso al Tar, le opere del Pnrr, considerate al pari di quelle strategiche, proseguiranno il loro iter e non subiranno interruzioni. Per la lotta al dissesto idrogeologico arrivano i commissari. I presidenti di Regione potranno continuare ad esercitare questo ruolo ma dovranno rispettare il cronoprogramma. Vengono tagliati i tempi per gli espropri mantenendo le salvaguardie minime di diritti costituzionalmente garantiti. Il ministero della Transizione ecologica dovrà cercare l’intesa con i governatori per la predisposizione dei decreti per la mitigazione del rischio. E qualora venga richiesto dai parlamentari, lo stesso ministero dovrà tenere conto del Parlamento sui progetti ambientali. Troppi decreti attuativi fermi nei corridoi dei ministeri e troppi fondi parcheggiati. Solo al ministero dell’Economia ci sono 14 miliardi da sbloccare: governo e Parlamento uniscono le forze per imprimere una svolta con la creazione di una Rete per l’attuazione ad hoc. Viene inoltre blindata per legge la scelta di destinare il 40% delle risorse del Pnrr al Sud. I comuni, con l’Anci e anche l’Upi, al pari delle Regioni, potranno sedere nella cabina di regia quando vengono esaminate questioni di interesse locale. Roma capitale entra invece nel tavolo permanente con le parti sociali. Nei quattro organismi creati ad hoc per la governance dovrà essere rispettata la parità di genere. Ci sarà un anno in più per le società concessionarie di servizi pubblici ottenuti senza gara per affidare a terzi l’80% dei contratti di lavori, servizi e forniture relativi alle concessioni superiori a 150mila euro. Ma sul superbonus c’è un effetto di scoraggiamento Secondo il 110% Monitor – un osservatorio trimestrale lanciato da Nomisma – a un anno dal lancio del superbonus il quadro sull’andamento degli interventi mostra “un percorso diventato ad ostacoli in cui crescono gli interventi ma non con la velocità attesa e si registra un primo effetto di rassegnazione e scoraggiamento da parte delle famiglie italiane”. Sulle famiglie interessate alla misura pesano, in particolare, “l’incertezza sulle decisioni normative, l’inadeguatezza delle informazioni da parte degli operatori, le difficoltà riscontrate dalle imprese dovute all’aumento dei prezzi e il fatto che abusi anche minimi possono impedire l’avvio delle operazioni”. In base allo studio emerge che “il numero di famiglie potenzialmente interessate a usufruire del superbonus abbia subito un calo, passando da 10,5 milioni a maggio 2020 a 9 milioni a giugno 2021. Una delle conseguenze è che gli interventi asseverati stanno crescendo in numerosità, ma non con la velocità attesa”. Viene mostrato come ci siano “9,4 milioni di famiglie non interessate alla misura, 2,3 milioni che stanno avviando azioni concrete, e 4 milioni di famiglie sono interessate ma ancora ferme. A questo si aggiunge che il 40% degli interventi si concentra sulle abitazioni singole”, e quindi “la fatica a partire da parte dei condomini”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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